Trovo abbastanza strana l’intervista al Sindaco di Pasturo Pierluigi Artana, pubblicata sull'”unico giornale online della Valsassina” (e questa volta non per colpa del giornalista).
Riassumiamo allora i fatti, se abbiamo capito bene: Pasturo, grazie al PNRR, vince un bando per costruire una nuova Scuola Elementare, al posto di quella esistente, di circa 5.700.000 euro, diventati poi 6.700.000 euro (solo come preventivo, che di solito è sempre molto più basso delle spese reali). Il Comune, tra le vivissime proteste della opposizione, che se ne va dal Consiglio comunale, mentre anche il capogruppo Guido Agostoni si astiene, si impegna in un mutuo di 560.000 euro, che prosciugherà le già scarse finanze di Pasturo.

Nel frattempo, mentre si costruirà la nuova gigantesca scuola , pensata per ben 250 alunni, cioè tre volte gli alunni che attualmente popolano la scuola di Pasturo (forse il Sindaco si aspetta un boom demografico purtroppo per lui molto improbabile) i poveretti dovranno andare per tre anni in un complesso prefabbricato in lamiere che prevedibilmente saranno molto freddi d’inverno (le spese di riscaldamento saranno terribili) così come molto calde d’estate (ma meno male che le lezioni finiscono a metà Giugno).

Siamo alle solite: costruire qualcosa di “normale”, adeguato alle reali esigenze del paese, sembra un’ipotesi troppo minimalistica. Meglio abbondare, e alla grande, col cemento. Artana però spera che Introbio chiuda la sua Scuola Elementare, per costringere i genitori introbiesi a mandare i loro pargoli a Pasturo.

Questo però sembra ancora più improbabile : perchè mai il Sindaco di Introbio dovrebbe chiudere la scuola elementare Cademartori ? Per fare un piacere ad Artana, che forse comincia a rendersi conto di avere esagerato ? Questo mi sembra ancora più improbabile del boom demografico.

Nel frattempo a Introbio si rimane sospesi su un progetto di una nuova Scuola Media, bocciato in prima istanza dalla Regione Lombardia, ma si spera in ulteriori bandi.

Questo insistere sulle Scuole dell’Obbligo però, mi si lasci dire, fa a pugni con i veri scopi del PNRR.
Leggiamo infatti proprio oggi sulla pagina economica di Repubblica una “analisi della Economic Experts Survey pubblicata ogni trimestre dall’Ifo Institute di Monaco e dal Swiss Economic Policy di Lucerna”.

“Le critiche nei confronti dell’Italia – scrive l’Istituto – non si limitano al ritardo nell’erogazione dei fondi, ma investono la struttura e le modalità di attuazione del Piano. «Alcuni esperti ritengono che si stiano investendo i fondi nei progetti sbagliati», afferma Niklas Potrafke, direttore del dipartimento Ifo per la finanza pubblica e la politica economica. Ma gli esperti che hanno partecipato all’indagine esprimono preoccupazioni anche per la «cattiva gestione» dei fondi Ue e la cattiva attuazione dei progetti. “

L’Istituto condanna i ritardi italiani riguardo, ad esempio “la digitalizzazione del sistema della Pubblica Amministrazione o lo sviluppo e il miglioramento della formazione professionale/tecnica postsecondaria non universitaria».

Ecco, proprio qui sta il punto su cui i Sindaci valsassinesi dovrebbero a mio parere ragionare.
La Valsassina è l’unica zona della Provincia di Lecco in cui non esiste nè una sede staccata di una Scuola Superiore, ma nemmeno di un Corso Professionale.
Vogliamo continuare così, illudendoci che una formazione di base sia sufficiente, come negli anni ’60 del secolo scorso ?
Possiamo ancora pensare che i nostri figli possano limitarsi a una formazione di base obbligatoria, in un mondo che vede un avanzamento tecnologico sempre più sviluppato, e che emargina agli ultimi posti (con problemi di reclutamento al lavoro) chi non è culturalmente adeguato e preparato ?

Io non credo proprio: credo invece che dovremmo porci seriamente il problema, e il centro valle non può che essere la giusta sede (al di là di poco convincenti ipotesi uscite qualche anno fa e riguardanti la Scuola Alberghiera di Casargo).

Si può fare allora in Valsassina una sezione staccata di qualche Scuola Superiore, naturalmente preferibilmente tecnica e professionalizzante ?
Penso di si, e le modalità tecniche le avevo già illustrate in un altro articolo, utilizzando soprattutto lo strumento delle classi articolate, previste dalla Legge 13/06/2007

Per fare questo però bisogna conoscere il mondo della Scuola, quello vero: organizzare delle classi articolate, con le materie principali in comune, e altre materie di indirizzo variabili, a cui partecipino alunni specifici (per esempio qualcuno che frequenti Economia Aziendale mentre qualcun altro frequenterà Elettrotecnica) è certamente complicato, ma al momento è l’unica soluzione possibile, per chi non guardi solo al passato, ma soprattutto al futuro.

Enrico Baroncelli

Partito Democratico Circolo Valsassina

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