• 23 May 2024
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Credo che un punto di svolta della terribile guerra tra Russia e Ucraina, che è costata ormai un numero altissimo di morti (sembra 100.000 soldati russi ma altrettante vittime ucraine) sia stato martedi 15 Novembre, quando resti di un missile sono caduti sulla Polonia e un brivido ha percorso le cancellerie di tutta Europa e del mondo.

Il Presidente Ucraino Zelenskj, sapendo di mentire, non ha esitato un attimo a chiedere il coinvolgimento della Nato, e una sua immediata ritorsione missilistica contro la Russia, dando ufficialmente inizio alla Terza Guerra Mondiale.

Il missile poi era della contraerea ucraina, come si è saputo, ma quest’episodio, come ha commentato Federico Rampini, “ha dimostrato che non c’è più da fidarsi di Zelenskj”: a lui piacerebbe tanto veder coinvolta la Nato e l’intera Europa in una guerra terribile e distruttiva (per adesso è stata distruttiva solo per l’Ucraina, annichilita per il 60% delle sue capacità produttive)  che non si sa dove porterebbe, se non a un disastro mondiale.

Ora, restando indubbio che c’è un aggressore da condannare e un aggredito da sostenere, la domanda è se si può continuare ad andare avanti così.
Direi decisamente di no: continuare a mandare armi, senza imporre all’Ucraina una prospettiva per una soluzione di pace, che inevitabilmente conceda qualcosa anche ai Russi , cioè il possesso permanente della Crimea e l’autonomia del Donbass, come hanno proposto un mese fa alcuni intellettuali italiani come Massimo Cacciari, non ha senso ed è estremamente pericoloso (non condivido le affermazioni di Ursula Von der Leyen) .

L’ex comico della televisione ucraina continua a soffiare sul fuoco e non misura  le parole: parla di “genocidio” perchè i missili russi distruggono gli impianti elettrici Ucraini, lasciando gli abitanti al freddo e al buio. Ma “Genocidio” è una parola completamente fuori posto, in questo caso: genocidio è il massacro deliberato di un popolo, come fu per gli Armeni da parte dei Turchi all’inizio del secolo scorso e degli Ebrei da parte dei Nazisti.

Il bombardamento degli impianti produttivi e anche delle abitazioni civili, al fine di demoralizzare le popolazioni e togliere consenso al loro governo,  fa parte invece della logica perversa e micidiale della guerra, dai tempi della II Guerra Mondiale: ricorderei che il regime Fascista cadde, il 25 Luglio  1943, due giorni dopo che Roma era stata pesantemente bombardata nel quartiere San Lorenzo, dagli aerei anglo-americani che provocarono centinaia di morti.

Mussolini, che aveva proclamato negli anni precedenti “Roma capitale del nuovo Impero”, perse completamente la faccia e vide crollare il suo Governo.
Milano stessa uscì pesantemente bombardata dagli anni 1943 (il terribile bombardamento di Agosto) e 1944.
E naturalmente anche la Germania stessa uscì distrutta: basti ricordare Dresda e Berlino.
Ma questo non c’entra niente con un supposto “genocidio”, anche se le vittime furono molte migliaia.

Allora qui occorre darsi una mossa, invece di sostenere acriticamente uno che si è evidentemente innamorato di una maglietta militare e di una divisa: l’abilità di un politico ( e Zelenskj ha abbastanza dimostrato di non essere preparato come politico, altrimenti la guerra in Donbass l’avrebbe chiusa prima dell’invasione del 24 febbraio 2022) sta nel ritrovare delle vie d’uscita. Oggi è più che mai necessario, e l’Europa dovrebbe essere in prima fila nel reclamarla, prima che le conseguenze anche economiche diventino sempre più pesanti e insostenibili.
Sarebbe l’ora del buon senso !  

Enrico Baroncelli

 

    

  

 

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