• 3 March 2024
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Vedo che oggi la Repubblica affronta diffusamente un tema che mi è molto caro. Quello relativo alla fuga, in sanità, verso il privato.
La tendenza è preoccupante e lo è  non tanto perchè si debbano demonizzare i “privati” (in Lombardia e non solo ci sono esperienze di grande qualità e non da oggi) quanto perchè spesso ciò è causato da tempi d’attesa infiniti e dalle carenze del “pubblico” e questo inevitabilmente finisce per penalizzare chi ha meno.

Cito da un articolo: “gli italiani comprano più attività privata, cioè visite, esami, farmaci, prestazioni dentistiche. Le strutture private accreditate e autorizzate, ad esempio, incassano circa 800 milioni di euro in più del 2019”.
È giusto? No, non lo è. Accade solo in Lombardia? No.
Ma la nostra regione è stata il laboratorio di questa tendenza. Ha smesso progressivamente di guidare tutte le classifiche sulla qualità dell’offerta  sanitaria (e non era “facile”, visto che nel campo del welfare da più di cent’anni non esistono terre come le nostre ricche di eccellenze), ha indebolito la medicina territoriale e ha completamente fallito sui terreni di frontiera tra sociale e sanitario (volete un esempio rispetto a cui è da rifare tutto? L’assistenza domiciliare per anziani non autosufficienti).
Abbiamo bisogno di una poderosa riorganizzazione, realizzata attraverso il confronto con medici, infermieri, cittadini, esperti, enti locali, terzo settore,  che riaffermi la centralità del diritto alla salute.
Per l’appunto il valore dell’interesse pubblico.
Di questo parleremo molto e con grande chiarezza.

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