• 23 May 2024
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LE NUOVE “CASE” DELLA SALUTE INAUGURATE DAL DUO FONTANA & MORATTI SONO VUOTE
In questo articolo del Il Fatto Quotidiano il racconto del servizio di #Report, che andrà in onda stasera, nel quale la giornalista Claudia di Pasquale è andata a vedere cosa succede nelle Case della comunità inaugurate dal duo Fontana&Moratti 

“Le Case della comunità sono in teoria il fulcro della nuova sanità territoriale disegnata con i fondi del Pnrr. Il presidente Attilio Fontana le inaugurava a raffica, nei mesi scorsi, insieme all’allora sua vice e assessora al Welfare, Letizia Moratti, ora diventata sua competitor alla ricerca di sostenitori credibili: ne hanno inaugurate 32 delle 216 previste. 
Purtroppo però dopo i tagli dei nastri in genere c’è ben poco, basta tornarci il giorno dopo e non ci sono medici, non abbastanza o non ancora, a volte per niente, a volte solo fino alle 14,30, a volte solo infermieri, ma non c’è traccia dell’assistenza h24 prevista dal Dm 77 con cui l’ex ministro Roberto Speranza ha ridisegnato, almeno sulla carta, la sanità sul territorio. Fontana deve farsi perdonare il disastro della pandemia prima del voto in cui cerca la rielezione, vedremo se i tagli dei nastri basteranno.

Nelle Case di comunità dovrebbero andare i medici di famiglia ma non hanno molta intenzione di andarci. Perché hanno già troppo da fare nei loro studi, dove la Regione li ha progressivamente autorizzati a superare le soglie massime al numero degli assistiti e possono arrivare a duemila. Soprattutto lavoro burocratico, perlatro. 
E intanto migliaia, a volte decine di migliaia di persone in diverse aree della Lombardia sono senza medico, devono andare al paese vicino o dai privati, a pagamento, anche per fare una ricetta. I medici vanno in pensione e l’assenza di programmazione negli anni fa sì che manchino i sostituti. Peraltro, anche se ci fossero più medici disponibili, non ci sarebbero le risorse per pagarli, il Pnrr finanzia la costruzione o la ristrutturazione degli edifici che ospitano le strutture sanitarie territoriali, ma non la spesa corrente per il personale. 

È un problema che si pone in tutta Italia, naturalmente. E in Lombardia è un’ennesima occasione per i privati: sulle case di comunità puntano soprattutto cooperative di medici, come i gettonisti che coprono i posti vacanti nei Pronto soccorso in crisi, spesso l’unico punto di riferimento sanitario sul territorio. 
Sono sempre i privati quelli che garantiscono una risonanza magnetica al cuore a 900 euro, però con lo sconto del 50%: nel pubblico c’è da aspettare il 2023. La Cgil lancia l’allarme per il Servizio sanitario nazionale insieme a Silvio Garattini e Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri.”

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