• 17 April 2024
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Dall’inizio della sciagurata invasione militare della Russia in Ucraina del 24 Febbraio 2022, stiamo assistendo ad una svolta tanto auspicata da tutti noi che almeno dal Febbraio 2014 ci siamo battuti per la pace in Ucraina?   E’ un interrogativo legittimo a seguito della ritirata delle truppe russe dalla città di Kherson sino alla sponda destra del Dnieper, è una aspettativa che attenti osservatori internazionali hanno avanzato considerando l’elevato costo di vittime e distruzioni sinora subite da ambo le parti.

E’ evidente che ciò non comporti la totale ritirata ante 24 Febbraio della Russia, tuttavia è un segnale che stabilisce una scelta precisa inequivocabile, una novità che può celare un’auspicabile mutamento a favore della pace, mi auguro che non sia stata una scelta unilaterale della Russia, ma che sia stata in qualche modo concordata o anticipata dalla diplomazia russa agli americani.

Il Governo USA, uscito abbastanza bene dalle elezioni di midterm, contenendo l’ondata rossa Repubblicana, ha tutta la necessaria autorevolezza di favorire in primis un “cessate il fuoco” ed in una fase successiva imporre alle parti la necessità di giungere al dialogo ed alle trattative per la pace
Tutti noi abbiamo visto l’esultanza delle donne dei giovani degli anziani, che hanno popolato le piazze e le vie di Kherson liberata, non possono essere traditi, da chi ritiene che sia una trappola scelta dai russi ed anelano la necessità di proseguire nella sciagurata strategia delle armi e dello scontro militare eterno contro l’esercito russo.
E’ il momento favorevole anche per l’Europa, per l’Italia di porre in campo tutte le necessarie energie e proposte per raggiungere questi primari obbiettivi, favorendo un cambiamento di posizione anche del Governo dell’Ucraina che deve scegliere la priorità della vita alla morte, anteponendo alla contesa di territori, la vita di chi ci vive in questi territori, non è accettabile dopo oltre 200 mila morti continuare in una escalation che potrà pregiudicare la sicurezza di tutti.

Questa non è codardia, non significa rinunciare alla propria sovranità che non può differire dalla volontà delle persone che storicamente vivono in queste grandi estensioni, ma è il momento dell’intelligenza, del confronto, del ragionamento delle rispettive convenienze.
Non si può unilateralmente chiudere il canale artificiale di Crimea lasciando un’intera Regione senz’acqua ed energia, quella scelta scellerata, equivalse ad una dichiarazione di guerra, isolare Sebastopoli chiudendo le comunicazioni ferroviarie e viarie con Kiev e l’intera Ucraina.
Anche le popolazioni del Donbass, dopo anni di guerra ed otre 20 mila morti, hanno il diritto di vivere anch’esse come quelle di molte città e villaggi ora distrutti dalla invasione scellerata di Putin, ed esultare alla pari della popolazione di Kherson oggi liberata.
Il dialogo ed il confronto faranno emergere tutte le cause dei conflitti ma anche le ragioni che sicuramente prevarranno alla necessità ed alla convenienza reciproca per una Pace duratura.
Questa inedita situazione sul campo, è favorita dall’imminente “generale inverno” che invaderà i territori contesi, e, auspicabilmente imporrà naturalmente una limitazione delle azioni militari, c’è da augurarsi davvero che la diplomazia e tutti i Governi lavorino in sinergia con la natura e inducano le parti in conflitto a cessare questa guerra fratricida.

Sergio Fenaroli

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