• 28 September 2023
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Deve avere un concetto abbastanza modesto dello Stato italiano la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (certo, uno Stato che elegge premier una come lei non si meriterebbe una grande considerazione !)  per affermare , come ha fatto in diretta ieri sera nel programma di Barbara Palombelli, che la dura detenzione di Cospito è una risposta alle minacce che lo Stato riceve dagli anarchici.
Lo Stato rischierebbe quindi di essere travolto da un minuscolo gruppetto di esagitati abbastanza fuori di testa da programmare ancora oggi attentati bombaroli ?
E’ abbastanza incredibile !

Nella sua evidentemente scarsa cultura politica è chiaro, ad esempio, che Meloni non ha mai letto le “Lettere dal Carcere” di Antonio Gramsci, fondatore nel 1921 di un Partito politico che a quell’epoca lo Stato voleva veramente rovesciarlo.
Le “Lettere”, scritte dal carcere fascista, dove morì nel 1937, sono sostanzialmente una forte autocritica rispetto ai discorsi, anche allora abbastanza deliranti e fuori dalla realtà,  con cui Bordiga e altri proponevano una rivoluzione sovietica anche in Italia.
Se la Rivoluzione  bolscevica era riuscita in Russia nel 1917, era sostanzialmente perchè lo Stato là era già ridotto a pezzi a causa della partecipazione alla I Guerra Mondiale, con le sofferenze e la devastante crisi economica e sociale che questo aveva comportato.

Ma in Italia, dice sostanzialmente Gramsci con il suo noto esempio delle “casematte”, lo Stato è troppo radicato e ben organizzato per poter crollare anche di fronte alle manifestazioni più radicali ed estremistiche, anche armate.

Gli stessi motivi per cui , anche nei sanguinosi e bui anni Settanta del secolo scorso, lo Stato non subì sostanzialmente un grave pericolo di fronte alle iniziative terroristiche delle Brigate Rosse, che comunque erano molto meglio armate e molto più organizzate dei quattro balordi che oggi seguono le idee di Cospito, fino ad arrivare alla “geometrica potenza” del rapimento di Aldo Moro.

Insomma, io non penso che lo Stato sia oggi seriamente minacciato da Cospito e dai suoi pochi seguaci, e che per questo il detenuto anarchico meriti una pena che si dà ai mafiosi più incalliti.

Quello che minaccia veramente uno Stato, come l’esempio dello Zar Nicola II ci dovrebbe ricordare (ma anche quello di Luigi XVI in Francia) è una pessima gestione da parte di chi lo dirige dei suoi meccanismi socio-politici e delle regole economiche : quelle sì che possono far saltare il “Contratto Sociale”.
Ma purtroppo, anche dopo un default, nessuno ha mai mandato i responsabili al “41 bis” ! 

 

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