• 19 May 2024
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In programma una riorganizzazione del Ministro all’Istruzione e Merito Giuseppe Valditara. L’annunciato dimensionamento della rete scolastica che dovrebbe partire con il prossimo anno prevedendo l’accorpamento in alcuni anni di circa 700 istituti (con la sparizione di altrettanti presidi e Dsga, più qualche migliaio di amministrativi) sta scatenando l’ira di tutti: dalle organizzazioni sindacali, ai dirigenti scolastici, alle Regioni. Il Governo Meloni ha già preso in mano la scure e non sembra, per ora, intenzionato a fare passi indietro.

Nella legge di bilancio 2023 del 29 dicembre 2022, è stata inserita una norma del Pnrr di dimensionamento delle istituzioni scolastiche che obbliga le Regioni ad intervenire. Ecco la novità: il coefficiente di calcolo applicato dal ministero per il computo delle autonomie scolastiche è “non inferiore a 900 e non superiore a 1000”. Entro il 30 novembre di ciascuno degli anni (a partire dal prossimo) si dovrà tagliare.
Preoccupato per la situazione è anche il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico che sottolinea come “il dimensionamento scolastico deve essere rivisto perché va contro le stesse linee guida del Pnrr che intendono superare il vecchio rapporto numero di alunni per classe per giungere a un servizio più legato ai risultati. Per garantire il successo formativo bisogna aumentare le sedi di presidenza drasticamente già ridotte di un terzo negli ultimi dieci anni nonostante rappresentino un presidio dello Stato e assegnare docenti alle classe in base ai reali fabbisogni e alle sfide educative”.

In Sicilia per esempio entro un anno si rischiano di perdere 109 scuole a causa degli accorpamenti. In Campania, intanto, si prevedono 140 fusioni, in Calabria 79, in Puglia 66. Sono stati programmati anche 45 accorpamenti di scuole in Sardegna e 37 nel Lazio. Il Governatore Vincenzo De Luca è intenzionato a impugnare la decisione del governo sul dimensionamento scolastico davanti alla Corte Costituzionale.

Da Il Fatto Quotidiano

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