• 24 May 2024
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«Il Def del Governo Meloni non ha nessuna visione, manca il Paese reale. Dovrebbe guardare al futuro, essere la cartina di tornasole del messaggio che si dà al Paese e invece è un provvedimento che guarda al passato e che ci riporta all’austerity. Un provvedimento bluff che non riduce le disuguaglianze, non conferma gli obiettivi di riduzione del deficit pubblico e non mantiene neanche una delle promesse fatte dal governo Meloni. – Lo afferma il senatore Tino Magni, dell’Alleanza Verdi e Sinistra italiana, intervenendo in Aula a Palazzo Madama in dichiarazione di voto sul Def – La linea della maggioranza è quella della prudenza, ma le previsioni di crescita ‘caute’, così come sono definite nel Def, rischiano di essere confuse con l’inerzia o con la mancanza di coraggio e di prospettiva futura, – prosegue Magni – E infatti il Def non ha coraggio e manca di prospettiva.

Mantiene la legge Fornero e toglie opzione donna. Niente per gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori che in questi anni hanno perso potere d’acquisto. Niente per ridurre divari e disuguaglianze o per favorire l’occupazione femminile. All’Italia serve una prospettiva per una società più coesa e sicura. L’intervento che dobbiamo fare su Pnrr e Def deve tendere a riunificare il Paese, a ridurre le disuguaglianze, a dare una possibilità a chi ha meno. La destra di governo ha invece intrapreso esattamente la strada opposta a tutto questo. Come Alleanza Verdi e Sinistra, Pd e M5s abbiamo presentato un’unica risoluzione perché cambiare si deve, cambiare si può.» conclude Magni.

«Un brutto scivolone, una brutta figura». L’onesta ammissione di Giorgia Meloni rende l’idea della tranvata che la maggioranza di centrodestra si autoinferta ieri, con la clamorosa bocciatura della risoluzione che doveva autorizzare lo scostamento di bilancio destinato al taglio del cuneo fiscale.

L’autogol della maggioranza

Il voto incredibilmente fallito nonostante una superiorità numerica schiacciante, il goffo tentativo di riprovarci subito, l’ira incredula della presidente del Consiglio: il caso del Def punto per punto:

Il no della Camera Il caos scoppia alle 5 della sera, quando l’Aula di Montecitorio respinge la risoluzione della maggioranza sullo scostamento di bilancio previsto dal Def (Documento di economia e finanza), che avrebbe dovuto autorizzare il governo a spendere in deficit 3,4 miliardi per finanziare il taglio del cuneo fiscale: 195 foti favorevoli, 19 contrari e 105 astenuti. Eppure il centrodestra ha ben 237 deputati. Da quando il pareggio di bilancio è entrato in Costituzione, nel 2012, non era mai successo che uno scostamento venisse bocciato.

Ma davvero non è un caso politico? Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dichiara: «Nessun problema politico, è che i deputati o non sanno o non si rendono conto»

Giuseppe Conte in un tweet: “Oggi in Parlamento attestato di incapacità per la maggioranza Meloni. Non sono in grado di spendere i fondi del Pnrr, non sono in grado di approvare il #Def per famiglie e imprese. Se sono incapaci, si facciano da parte.”

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