• 19 June 2024
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Rispondo con molta serenità e pacatezza alle preoccupazioni e ai giudizi
espressi nell’articolo “Sacerdoti della Curia milanese firmano appello per Pisapia
contro la Moratti” comparso venerdì 13 maggio su Tempi.it (http://www.tempi.it/sacerdoti-della-curia-milanese-firmano-appello-pisapia-
contro-la-moratti). Sono convinto che ogni scelta amministrativa è soprattutto legata a problemi
concreti di gestione del territorio, di sviluppo economico, dove il criterio di valutazione è certamente plurale.

Ma credo comunque che uno dei criteri
importanti sia anche la cura per le persone con fragilità, le persone povere, le
famiglie in difficoltà, l’ospitalità a chi viene da un Paese lontano e chiede di
essere accolto.

Sappiamo bene che ci sono questioni più complesse, scelte eticamente sensibili
che mettono in gioco la coscienza dei credenti, il loro ascolto dell’insegnamento
magisteriale e su questi valori non regalo allo schierarsi politico la mia coscienza
credente. Anche se ho imparato dalla lezione conciliare, e da una seria cultura
di laicità, che la politica deve avere il compito di trovare convergenze con il bene
possibile e per questo confrontarsi e impegnarsi per promuovere un clima
culturale, direi educativo, che favorisca scelte coerenti con il Vangelo.
Ed è su questo punto che non concordiamo. Il modo di propagandare stili di vita
che irridono alla morale, sostenere identità egoistiche e chiuse che non si
lasciano attrarre dalla logica evangelica dell’ospitalità, mina alla radice la
motivazione più profonda che mi fa scegliere giorno per giorno di stare e
condividere prossimità con chi nella città soffre, è escluso, è povero.
La propaganda che fa gioire perché non si accolgono profughi, la povertà
culturale che accompagna scelte amministrative che irridono alla solidarietà e ai
diritti dei più deboli, la crescita di uno stile di confronto aggressivo, rancoroso,
polemico e irriguardoso mi fa scegliere di stare da una parte o, per lo meno, di
non poter condividere e dichiarare il mio contrasto a quanto la amministrazione
Moratti dice e propaganda.

Soprattutto in questa scadenza elettorale dove la Moratti, che pure nella tornata
precedente aveva promosso una lista civica autonoma dai partiti ed ora invece
si presenta con uno schieramento partitico, con un capolista che conosciamo e
con un legame dichiarato con una impostazione della Lega, che non solo non
posso condividere, ma che contrasta con la scelta mia di vivere solidarietà.
Mi fa specie poi che dopo aver sentito accusare di statalismo e di non
sussidiarietà l’altro schieramento, si continui poi a criticare citando risorse riferite
a convenzioni regolarmente sottoscritte e ispirate ad un operare nella
sussidiarietà (a proposito il sostegno economico dato per i rimpatri sono risorse
che riceve l’Avsi con la quale collaboriamo in modo positivo).

La sussidiarietà è un principio costituzionale che non è legato a logiche di potere
e a una cultura di governance che non rispetta il pluralismo di impostazioni
anche nel campo socio-assistenziale. Per questo ho deciso di indicare, come
fanno del resto altri, la mia scelta che ha tutta la parzialità e il valore di una
responsabilità che in questa fase sento doveroso rendere pubblica.
Non credo proprio che lo stile di vita non c’entri con una scelta e con un
orientamento politico. Il degrado etico e barzellettiero che stiamo vivendo mi
preoccupa a tal punto che non mi permette di stare zitto.
Questo proprio perché quegli stili di vita dis-educano e quindi dichiarare
pubblicamente che non si condividono per me chiede, dal punto di vista
amministrativo, di indicare un’altra opzione. Invitare a non votare la Moratti, la
ritengo una scelta non dogmatica, libera e indicatrice di una coerenza che invito
a considerare e a proporre anche ai cattolici, a chi frequenta e pratica, ai preti e
ai religiosi.

Scelta parziale? Certamente, come lo è per tutte le scelte di politica
amministrativa, ma per questo invito l’articolista a non richiamare il rapporto tra
fede e vita per criticare questa indicazione perché è proprio da lì che nasce la
mia responsabilità e la mia scelta di indicare di non votare la Moratti e il suo
capolista.

Don Virginio Colmegna

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