• 17 April 2024
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Ho fatto una cosa che (quasi) nessuno fa mai: mi sono preso mezz’ora e ho letto l’intero programma con cui Pierfrancesco Majorino si candida a governare la Regione Lombardia nei prossimi cinque anni, dopo decenni di scempio leghista, para-leghista e affini.
E quello che ci ho visto dentro sono parole autenticamente – e finalmente – di sinistra, senza demagogia, populismi, che non rifuggono la complessità, ma che parlano, una volta tanto, agli ultimi, ai fragili, a chi non ce la fa. 

Nel concreto, il 50% delle risorse oggi destinate alla sanità privata sarà spostato sulla gestione della salute PUBBLICA nei prossimi 5 anni. 
La piena applicazione della legge 194, attraverso il potenziamento dei consultori sottofinanziati e abbandonati da Fontana. 
E poi lo psicologo di base, un fondo per la non autosufficienza, l’abolizione del ticket sui farmaci per tutti i cittadini con un reddito familiare annuo inferiore ai 100mila euro. 
Il riconoscimento della presenza massiccia e capillare della criminalità organizzata in Lombardia e una serie di nuove regole stringenti su appalti e nomine, mentre a destra fanno fatica anche solo a nominarla.

E ancora, lo stop all’abuso di stage e finti tirocini per l’accesso dei giovani al lavoro, la riqualificazione energetica di 4000 case popolari l’anno, risparmio del 50% sui nidi 0-3 anni, l’introduzione di un Reddito regionale di sostegno da spendere in formazione, l’istituzione di un Bonus Cultura per i giovani, mentre la destra cancella anche i bonus esistenti, Trasporto pubblico locale gratuito per gli under 25 e un contributo economico per l’affitto a studenti e lavoratori under 35, sul modello spagnolo. 
Ma, prima di qualunque proposta e programma, Pierfrancesco Majorino è una persona di un garbo, una disponibilità e una competenza che raramente ho trovato tutti insieme in politica. E sbaglierà, eh, commetterà errori nei prossimi cinque anni, ma è uno che ha sempre saputo per istinto schierarsi dalla parte giusta, come quando fece migliaia di chilometri per andare a vedere di persona la situazione dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia, nell’agghiacciante silenzio dell’Europa. 
No, non mi convincerete mai che sono tutti uguali.

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